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Griot Dembelè

BRAHIMA DEMBELE: voce, balaphon, djembe, cora
FERDINANDO OLIVIERI: chitarra elettrica, acustica
FRANCESCA TARANTO: basso elettrico, voce
ALESSANDRO DI PUCCIO: batteria, piano elettrico

Appartenente alla casta dei “griots”, Brahima Dembelé nasce nel 1970 in una regione posta al confine fra la Costa D’avorio e il Burkina Faso. Da giovanissimo impara dal padre a suonare il balafon, dalla madre a cantare, dallo zio a suonare la kora. All’età di 15 anni decide di dedicarsi allo studio del djembé (il tamburo solista da danza) e in poco tempo viene apprezzato e ricercato in occasione di cerimonie, feste sociali e religiose. Nel 1988 entra nel gruppo dei percussionisti del Balletto Nazionale della Costa D’Avorio con il quale prende parte ad una tournée europea ed ha la possibilità di mettersi in grande evidenza come solista di djembé.

Nel 1993 si stabilisce a Firenze dove, fin da subito, inizia una serie di importanti collaborazioni con musicisti italiani. In questi anni ha partecipato a numerosi progetti incentrati sulla fusione della musica tradizionale africana con i linguaggi di cultura contemporanea come il jazz, il pop e la new age.

Nel 2009 fonda questo gruppo che basa il repertorio principalmente su canzoni originali composte dalo stesso Dembelé, avvalendosi della collaborazione, per gli arrangiamenti, di Alessandro Di Puccio e Ferdinando Oivieri.

Il materiale musicale è costituito da interessanti segmenti melodici ispirati ai canti della tradizione musicale del centro Africa e composti in “forma canzone”.
Infatti lo sviluppo del canto, anziché spaziare liberamente, è contenuto in strutture compositive occidentali come la classica forma strofa-strofa-ritornello-strofa (A,A,B,A). Inoltre la melodia è sempre accompagnata da un giro di accordi (mai in evidenza, e spesso inesistente, nella musica tradizionale africana) che fa capo alla struttura della canzone.

Una altro elemento di distinzione, rispetto ai gruppi di tradizionali africani, è costituito dalla strumentazione della sezione ritmica: chitarra, basso elettrico e batteria che, pur cogliendo e sottolineando l’origine “afro” dei brani, dà origine ad un sound legato a linguaggi definibili “contemporanei” o “urbani” come il jazz, il reggae ed il pop. In tutto questo il balaphon e il djembe si inseriscono come a testimoniare la radice africana di quella musica, restituendo in parte un originale purezza all’intero “compost” sonoro.

Infine la particolare voce di Dembelé, spesso in coppia con quella di Francesca Taranto, è capace di trasformare la forza del ritmo africano in autentica poesia.